Una Storia Come Tante

Avrete sicuramente sentito parlare della mia gente. Gli uomini raccontano leggende su di noi. Ma pochi sanno la verità. I rami della nostra discendenza hanno radici ben più antiche di qualsiasi altra razza. Una volta eravamo creature di invidiabile bellezza e lungimirante saggezza. Eravamo un faro di progresso nel mondo, l’invidia degli dei. Fummo noi a insegnare ai nani il segreto del ferro e del fuoco. Perfino gli elfi cercavano in noi una guida mentre l’uomo ancora doveva apprendere i rudimenti della civiltà. Ma quando si raggiunge la cima, la strada che rimane da percorrere può essere soltanto in discesa. Una grande calamità ultraterrena ci costrinse a trovar rifugio negli oscuri anfratti delle montagne, lì, nel cuore della terra dove neppure i nani osavano giungere. Nascosti per secoli e secoli nelle viscere più cupe e profonde del mondo. Fu la nostra salvezza e anche la nostra rovina. Vivere in ambienti così cavernosi non faceva parte della nostra natura. Il risultato poteva essere uno solo. La nostra eterna dannazione. Il poco cibo, gli angusti sentieri sotterranei, l’aria nera che si respirava e la perenne notte divennero la casa che mai avevamo desiderato. Dinanzi a tali condizioni la nostra natura ne uscì alterata, corrotta, plagiata dalle tenebre. I corpi, da prima immacolati di pura perfezione, iniziarono a diventare scarni e deformi così da potersi muovere negli insidiosi cunicoli. Gli occhi avevano ripudiato la bellezza della luce, accogliendo con amaro desiderio il fascino celato dell’oscurità. La conoscenza fu sostituita dall’istinto primordiale della sopravvivenza, dimenticando perfino l’identità del nostro essere. Diventammo la lapide vivente di ciò che eravamo. Ritornati in superficie, quando la minaccia fu estinta, trovammo solo disprezzo e disgusto ad accoglierci. Gli elfi e i nani non riuscirono a riconoscere il popolo che un tempo ambivano eguagliare. Anche se in questo non erano certo erano da biasimare. E gli uomini? Avevano da poco iniziato a scalare quella cima dove un tempo primeggiavamo con superbia. Ci trattarono alla mercé di mostri. “Aborti della terra” come direbbero alcuni di loro. Come direbbero alcuni di voi! Fomentando l’odio, fino a renderlo parte del loro retaggio alle generazioni che susseguirono, tramite agghiaccianti racconti sulla mia gente di atti immeritati. Considerati al di sotto della feccia, privi di qualsivoglia morale. Creature violente e grottesche. Stupratori dalla mente infantile. Incapaci di salire le scalinate del progresso. Diventammo i flagelli dell’uomo. Diventammo storie di paura per i loro figli. Diventammo Goblin! Io sono Eleg, e come avrete notato sono ben più incline alla parola rispetto alla mia gente. Vi starete chiedendo perché vi racconto tutto questo? Perché voglio raccontare una storia. Una storia che parla di un goblin, non io certo. Destinato a diventare l’eroe della sua gente. Ma se per noi è un eroe, per voi che cos’è o meglio…cosa sarà? Beh, i racconti servono a questo, no? A rispondere domande mai poste, tra belle parole e infiniti viaggi nei sogni di qualcun’altro. 

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Commenti

  1. Micol Fusca

    Tu casa es mi casa! Amo la fantasy classica, il mondo che ho creato trent’anni fa confina con il tuo. Di questi tempi il genere è un po’ bistrattato, forse ritenuto “vecchio”: eppure, mi emoziona e riempie lo spirito. Ti ho letto volentieri, non vedo l’ora di passare alla serie. 🙂

    1. Daniele Parolisi Post author

      Micol ti ringrazio tantissimo di questo tuo elogio, specie se viene da un fan della fantasy. Ti aspetto agli altri racconti 😉