Scoccata Fatale – Ultima Parte

Serie: The Hunter

In un breve gesticolamento di dita come se stesse sollecitando corde invisibili di uno strumento musicale, Enedor fece avanzare la fiamma arcana svelando l’inganno delle ombre.

«Adesso tutto è chiaro.»

La preoccupazione di prima fu gettata via e rimpiazzata dalla ferrea certezza della Ogrem, estratta in un sottile sibilo dettato dall’attrito della lama contro il e fodero.

Ivon non comprese subito poiché l’immane figura paterna gli ostacolava la visuale, così si avvicinò a passo incerto  rimanendo sorprendentemente… intenerito. Minuscolo, dal corto pelo scuro e gli occhi ambrati , un cucciolo di Morte Buia era raggomitolato per terra nel vacuo tentativo di celarsi. L’immagine dell’orrida bestia, mutilatrice di uomini, sbiadì dinanzi al risuonare di quei flebili gemiti. Un’opprimente e ignota sensazione afferrò lo stomaco del ragazzo che  guardava Enedor stringere salda la crudele lama ancora grondante di sangue. L’odore invitava a un ignobile inganno la macchiolina nera che si lasciava andare a continui gemiti; vacui richiami di un orfano a cui nessuno avrebbe prestato orecchio… ah, no, qualcuno invece c’era.

«Cosa vuoi fare?» chiese Ivon con sguardo cupo, una domanda sciocca da non essere neppure degna di aver risposta.

Il cucciolo gridava, gridava, senza dar tregua alla sottile gola. Mostrava  le piccole fauci prive di zanne.

Ma che fosse inerme o meno, la Ogrem si innalzò, pronta a gettarsi in un rapido e fatale colpo.

«No!» gridò il ragazzo, fermando la discesa della lama. Nel farlo ogni fibra del corpo fu colta  da un brivido di paura mai provato prima; affrontare un Belzeb, in confronto, era un’alternativa di gran lunga più lieta.

«No?» ripeté il padre voltandosi verso di lui. La voce era profonda , lenta, intrisa di una forza selvaggia pronta a emergere dai più profondi abissi dell’oceano.

La Ogrem fu riposta nel fodero. Fu il preludio di uno scenario ben peggiore e questo Ivon lo aveva  intuito, anzi si può dire che se lo sarebbe aspettato .

«Raccogli l’arco» ordinò Enedor, ancora accompagnato da quel tono abissale. Ma il ragazzo non riusciva a muovere neppure un muscolo. Smise perfino di respirare. Quella sua involontaria disobbedienza spezzò per un fragile istante la spietata calma paterna in un: «Raccoglilo, ho detto!»

Sobbalzato dallo spavento, Ivon si sciolse affrettandosi a  raccogliere l’arco; si sentiva sul punto di sgretolarsi da un momento all’altro.

Porse l’arma al padre tenendo lo sguardo basso, ma questi non la raccolse.

«Incocca la freccia» La voce pareva in bilico tra il fuoco e il ghiaccio.

Al risuonare di quelle parole Ivon sentì il cuore incrinarsi, e tutto ciò che lo circondava appariva distorto come se la realtà si contorcesse dal dolore. Ciononostante, prese la freccia dalla faretra in un filiale cupo e obbediente silenzio. I pensieri erano una folla divorata dal panico, alla ricerca di una via di fuga. Forse poteva convincere Enedor semplicemente parlando da figlio a padre. No, non mi ascolterebbe mai, pensò, sebbene  non venisse a mancare il dubbio che fosse la paura del confronto a fargli accantonare l’idea. Alla fine vi era una sola e unica strada da poter percorrere, per quanto intricata e colma di spine.

Incoccò la freccia e si lasciò andare a un profondo sospiro.

Con l’occhio allungato verso la preda, la mente cercò  di alleviare l’anima sovrapponendo sul piccolo viso la figura di ciò che sarebbe diventato. Rammentò  il cadavere mutilato; le fauci avvolte dalle fiamme bluastre che si protendevano verso di lui; il terrore dell’istante fatale. Eppure, a nulla servì. Ogni volta che incrociava lo sguardo con il tenero muso del cucciolo l’illusione svaniva. Qualsiasi sentimento negativo vacillava di fronte a quegli occhi ambrati .

Ivon abbassò l’arco con viso sofferto. Adesso pareva lui essere il cucciolo in cerca di aiuto.

«Che cosa stai facendo?» chiese il padre, ponendo un’incudine a ogni parola.

«N-non… non ci riesco» rispose Ivon, insicuro e balbettante.

Enedor lo afferrò per la spalla, girandolo verso di sé.

«Guardalo! Questo è ciò che accadrà ad altri uomini se permetterai a quell’essere di vivere. Un destino che un giorno potrebbe ricadere su di te!» urlò feroce, indicando il cadavere. L’odio tingeva gli occhi di piccole venature rosse mentre esponeva i denti come se fossero zanne. Ivon rimase sconcertato e frastornato da un simile atteggiamento. Suo padre era sempre stato silente e inespressivo. Tutte le volte che aveva lasciato  trasparire un’emozione, questa era sempre stata accompagnata da un portamento disciplinato e inflessibile. Mai si era mostrato così rancoroso, così… brutale.

Tuttavia comprendeva la logica dietro alla furia,  il perché fosse un atto necessario. Ma questo non gli impedì  di provare una profonda e inspiegabile oppressione. Un sentimento tiranno che schiacciava ogni ragionamento.

Quel silenzio fu accolto da una drastica decisione. Enedor si portò al fianco del Belzeb.

«Alza la testa.»

Ivon obbedì, seppur lentamente, e con gli occhi lucidi volse lo sguardo su di lui.

«Lui o me?»

In quell’istante tutto intorno al ragazzo sembrò scuotersi. Le gambe furono  sul punto di cedere e la vista gli parve offuscarsi per un breve istante. Il timore di aver compreso fin troppo bene quelle parole lo spinse a dubitare.

«Padre?»

«Se non ucciderai lui, allora dovrai uccidere me»

Stavolta fu chiaro, per Ivon non vi era modo di sperare diversamente, eppure continuava a non voler comprendere ciò che stava accadendo.

«Ma padre che… che cosa stai dicendo? Che cosa mi stai chiedendo?»

«Ti sto chiedendo di scegliere fra il tuo sangue e questo abominio»

«Perché? Perché devo farlo?… Non è giusto!»

Il padre rimase in silenzio, come a voler innalzare  un muro dinanzi a suo figlio.

Ivon fu dunque costretto ad accettare quel folle e macabro gioco; pregò il sommo Tetramorfo di destarlo dall’incubo che aveva davanti a sé.

Il tremore delle mani era tale che si poteva vedere la freccia oscillare.

Enedor intanto rimaneva in silenzio, nella perenne indifferenza. Probabilmente dava per scontato la scelta del figlio, e a ben ragione. Chi sacrificherebbe il proprio padre per un minuscolo essere, che non aveva alcuna  colpa se non quella di essere ciò che era? Ivon improvvisamente si sentì svuotato di ogni forza. L’arco divenne terribilmente pesante, tanto che lui arrivò persino a sudare per riuscire a tenerlo alzato.

“Perché non ci riesco?” si chiese, mentre puntava quella stramaledetta freccia sul cucciolo, incapace di lasciare la presa sull’impennaggio.

D’un tratto, qualcosa scattò in lui. Lo stesso incanto di quando affrontò il Belzeb adulto. Tutta l’esitazione e la paura, insieme all’innocenza che decorava quella fanciullesca anima, svanirono. Tutto perse  importanza, ogni legame, ogni vincolo morale. Il mondo piombò in un armonioso silenzio governato da una pace senza morte. Finalmente prese una decisione.

Tese l’arco fino a portare la freccia all’altezza della guancia. Il battito accelerava, le pupille si contraevano e  intorno a lui tutto diventava nient’altro che uno sfondo sfocato sulla tela. Il bersaglio era vicino, tremendamente vicino. Non poteva assolutamente mancarlo, anzi era impossibile, considerando quanto fosse grande. E fu allora che per la prima volta incrociò lo sguardo di suo padre senza il benché minimo timore, scoprendo un Enedor preso di soprassalto dallo sgomento. Sul viso di Ivon si inarcò un diabolico sogghigno mentre le dita lasciavano scivolare via la freccia, immersa nel riecheggiante suono della scoccata fatale.

Serie: The Hunter
  • Episodio 1: Scoccata Fatale – Parte I
  • Episodio 2: Scoccata Fatale – Parte 2
  • Episodio 3: Scoccata Fatale – Parte 3
  • Episodio 4: Scoccata Fatale – Ultima Parte
  • Episodio 5: Epilogo
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    Commenti

      1. Daniele Parolisi Post author

        No, no, l’epilogo ci sarà nel prossimo episodio. Ammetto che il titolo confonde XD
        Cmq Logan grz come sempre dei complimenti

    1. Giuseppe Gallato

      “Enedor fece avanzare la fiamma arcana svelando l’inganno delle ombre.”… Uao, che frase epica! Molto bella, come il resto dell’episodio. Quante emozioni sussistono in quel breve frangente in cui il protagonista tende l’arco prima di scoccare la freccia? Tantissime, e tu sei bravo a farle percepire al lettore: “Il battito accelerava, le pupille si contraevano e intorno a lui tutto diventava nient’altro che uno sfondo sfocato sulla tela.”
      Interessante il finale; da quanto ho potuto evincere dai commenti precedenti, seguirà un epilogo. Curioso di leggerlo! 🙂

      1. Daniele Parolisi Post author

        Grz tantissimo per gli elogi e di avermi seguito fino alla fine di questa serie, vedrai l’epilogo non sarà da meno 🙂

    2. Dario Pezzotti

      Ciao Daniele, e ben ritrovato! Pur non essendo un amante del fantasy classico, ho apprezzato questa tua storia. La semplicità delle emozioni che ha saputo trasmettere, in bilico tra il rispetto dovuto a una figura paterna soffocante e la voglia di seguire una via indipendente. Voglio essere sincero, il finale mi ha lasciato un po’ perplesso; non fraintendetemi, è ben scritto ed efficace anche se prevedibile, ma la decisione del ragazzo mi pare insensata. Ma, a pensarci bene, forse questi dubbi sono punti a tuo favore. ?

      1. Daniele Parolisi Post author

        Dario grz come sempre di seguirmi e della tua schiettezza nelle recensioni, e mi fa molto piacere di esser riuscito a farti apprezzare qualcosa che discosta dai tuoi gusti. Un po’ come si sentirebbe uno chef nel sentire un vegetariano che gli piace la bistecca che ha cucinato XD
        Per il finale in effetti ammetto che all’apparenza potrebbe essere una scelta insensata ma l’epilogo servirà proprio a dissolvere i dubbi da te citati 😉

    3. Massimo Tivoli

      Enedor non se lo aspettava proprio, e forse neanche il lettore 😉 Molto bella la chiusa, gestita davvero bene: climax alto. Bravo, una bella storia, dove ho sentito la voglia di raccontare una storia: senza la smania di dover per forza passare messaggi nascosti o morali o significati profondi dietro le quinte. E questo, per me, è sempre buono.

      1. Daniele Parolisi Post author

        Massimo mi ha reso felicissimo il tuo responso. Sappi che ho ancora una piccola sorpresina da regalarvi con un epilogo che spero si riveli ancor più succulento 😉