Scoccata Fatale – Parte I

Serie: The Hunter

«Con calma» sussurrava Enedor al figlio, Ivon. Era alle sue spalle, in ginocchio, mentre il ragazzo tendeva l’arco fino a portar la freccia all’altezza della guancia. Il battito accelerava, le pupille si contraevano e tutto intorno a lui diventava nient’altro che uno sfondo sfocato sulla tela.  I tenui raggi del mattino filtravano fra le foglie secche, con una gelida brezza che annunciava l’arrivo dell’inverno. La preda non era lontana, ma occorreva attenzione. Si trattava di un giovane lupo dal folto pelo marrone chiaro, l’arroganza lo aveva spinto ad allontanarsi dal branco. Troppo preso a dissetarsi sulla riva del fiume per accorgersi del pericolo che correva.

«Non aver fretta. Concediti il tempo che ti serve. Tieni saldi i piedi, spalle dritte.»

Il ragazzo ascoltava attentamente ogni singola parola. Per lui quel momento era il più importante della sua vita, l’occasione per rendere orgoglioso Enedor.

«Quando sei pronto trattieni il respiro e…scocca!» Esclamò il padre, ma un istante prima di scoccare la freccia, l’esitazione prese forma in un tremolio di mani. Il colpo andò inevitabilmente a vuoto allertando il lupo che fuggì di scatto. Ivon si voltò con l’angoscia che gli afferrava il cuore, il pensiero di veder il volto deluso di Enedor lo terrorizzava. Invece, si ritrovò qualcosa di ben peggiore. L’indifferenza. Non un sentimento traspirava da quei vecchi occhi, neppur un cenno di rabbia ne scalfiva il volto pieno di rughe. Nulla. Ivon chinò la testa divorato dalla vergogna.

L’uomo intanto si alzò nel più totale silenzio, facendogli cenno di consegnargli l’arco. Obbedì, con espressione affranta.

«Torniamo a casa» disse il padre, spezzando quel severo silenzio con una voce priva di emozioni.

Passarono gran parte del tempo senza parlare, con Ivon che non poteva far altro se non guardare la possente schiena che aveva davanti a sé. Fin quando, a pochi passi dall’imboccare il sentiero per uscire dalla foresta, il ragazzo udì qualcosa. Si guardò intorno, notando con la coda dell’occhio degli strani movimenti nel folto verde. Spinto dalla curiosità decise di indagare senza neppure avvisare Enedor. Trovò delle orme mai viste fino ad allora, un odore di zolfo ristagnava nell’aria: le seguì, fino a giungere nei pressi di una grotta dove scorse una lunga coda che vi si addentrava.

“Ma cosa sto facendo? Non ho neppure il mio arco” pensò.

Improvvisamente fu afferrato da qualcuno mentre una grande mano gli tappò la bocca impedendogli di urlare. Fu assalito da una folle paura, si vedeva già sul ciglio di un tragico e prematuro epilogo mentre ogni suo senso andava in confusione.

«Sst, non agitarti ragazzo.»

Era Enedor, lo aveva seguito per tutto il tempo. La paura scivolò via come una serpe spaventata non appena il ragazzo riuscì a calmarsi. Il padre lo lasciò andare sebbene si aspettasse un severo rimprovero da parte sua.

«Hai trovato una degna preda.»

Quelle parole inaspettate, seppur fredde, risuonavano calorose nel cuore del giovane, lavando via la vergogna di prima.

«Che cos’è padre?»

«Dimmelo tu, ragazzo. Metti insieme ciò che sai con ciò che hai trovato.»

Ivon si concesse qualche breve momento di riflessione prima di rispondere.

«Padre, credo si tratti di un Zelf o di qualche creatura sputa fuoco.»

«Cosa te lo fa pensare?»

«L’odore di zolfo.»

«Zolfo?» domandò, con un sorriso appena accennato. «Credimi, non è zolfo quello che hai odorato.»

«No? E cosa allora?»

«Lo scoprirai presto» aggiunse Enedor restituendogli l’arco. Il volto di Ivon divenne un sole di gioia.

«Stavolta non sono ammessi errori, chiaro?»

Il ragazzo annuì, con espressione intrisa di determinazione.

«Molto bene. Da adesso dovrai fare tutto quello che ti dico.»

«Come sempre, padre» aggiunse Ivon, con voce piena d’orgoglio.

«Andiamo» disse il padre, estraendo la spada, ritornando alla severa espressione di prima. Il ragazzo guardava (come ogni volta) la fulgida lama con gran desiderio. Non era certo bella come quella di un cavaliere: lunga, liscia e pulita. Anzi era sporca, corta, dalla forma assai rozza e curva, priva perfino della guardia con l’estremità della lama che sembrava un gancio scheggiata ai bordi. Eppure, ai suoi occhi, le altre spade sembravano nient’altro che giocattoli in confronto alla “Ogrem”. Immaginava il giorno in cui sarebbe toccato a lui brandirla. Un giorno in cui avrebbe avuto la forza di un vero uomo.

Si addentrarono nella caverna, senza esitare. Ivon non riusciva a vedere nulla oltre l’entrata a stento illuminata. Il padre allora pronunciò parole arcane, mai udite sino a quel momento e di colpo una fiamma emerse dal palmo della sua mano, lievitando nell’aria fino a portarsi dinanzi a loro.

«Che cosa hai fatto padre?» chiese meravigliato il giovane ignaro.

«È un piccolo trucco che mi ha insegnato tua madre. Quando torneremo a casa lascerò che sia lei a spiegartelo. Ora basta con le distrazioni, rimani fedele a ciò che ti ho detto prima.»

Ivon strinse forte a sé l’arco, guardandosi attorno con occhi impauriti, notando dei profondi solchi segnati da lunghi artigli. D’un tratto, gli fu fatto cenno di fermarsi e di rimanere in silenzio. Così fece fino a sembrare una statua di carne. E lì, mentre tentava di scrutare in quell’oceano di tenebre, sentì uno sgranocchiare agghiacciante. Un brivido gli scivolò lungo la schiena provocandogli una folle e ignota paura. Paura di vedere in quel mondo privo di forme, paura di scoprire quale abietta creatura si celasse tra le ombre. La mente, suggestionata dall’atmosfera creata, diede vita a scenari orripilanti. La grande fantasia che la sua età gli offriva si stava rivelando una sadica traditrice. Lo sgranocchiare risuonò di nuovo, alimentando il terrore nel suo cuore. Il padre spinse la fiamma più avanti, riuscendo a intravedere la creatura tanto cercata. Era un essere quasi scheletrico, nero come la notte e dalle lunghe e sottili zampe. Dagli occhi, così come dalla bocca, uscivano fiamme bluastre. Sembrava una sorta di cavallo ma con i tratti di un cane, impegnato in un macabro spettacolo. Le zanne affondavano, feroci e affilate, nella carne di un cadavere umano. Non se ne cibava, si limitava semplicemente a mutilarlo, pezzo per pezzo. Ivon per poco non vomitò, la paura gli aveva ben suggerito di non farlo o rischiava di essere scoperto. Era la prima volta che vedeva il corpo di un uomo morto, per di più in quelle condizioni. La bestia non si era ancora resa conto della loro presenza.

«Non chiudere gli occhi, continua a guardare» ordinò Enedor e lui obbedì senza obiettare. Non lo avrebbe deluso. Non di nuovo.

«Sai che cos’è ragazzo?» chiese sottovoce.

«C-credo sia un Belzeb. La mamma dice che alcuni lo chiamano la Buia Morte perché caccia di notte e nessuno lo vede a causa della pelle nera.»

«Sai anche come si uccide?»

«Ha due…no, tre cuori, quindi l’unico modo efficace e…» il ragazzo esitava, con lo sguardo di chi viene fulminato da un pensiero illuminante.

«E…?» chiese il padre, invitandolo a concludere la risposta.

«Colpirlo alla testa.»

Ivon aveva ben compreso il messaggio velato in quella domanda.  Si fece forza, una nuova occasione gli era stata concessa e non l’avrebbe sprecata. Raccolse la freccia dalla faretra, lentamente, per non farsi notare dalla bestia. La incoccò, tendendo l’arco fino a portarla all’altezza della guancia. Il battito accelerava, le pupille si contraevano e tutto intorno a lui diventava nient’altro che un sfondo sfocato sulla tela. La preda non era lontana, ma occorreva attenzione. Uno scenario già visto, dove tutto si ripeteva…o quasi. E mentre mirava verso l’abietta creatura, nella sua mente rammentava le parole che aveva ascoltato con così tanta devozione.

“Con calma. Non aver fretta. Concediti il tempo che ti serve. Tieni saldi i piedi, spalle dritte. Quando sei pronto trattieni il respiro e…”

«Scocca!»

Serie: The Hunter
  • Episodio 1: Scoccata Fatale – Parte I
  • Episodio 2: Scoccata Fatale – Parte 2
  • Episodio 3: Scoccata Fatale – Parte 3
  • Episodio 4: Scoccata Fatale – Ultima Parte
  • Episodio 5: Epilogo
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    Commenti

    1. Andrea Bindella

      Mi è piaciuto molto questo primo capitolo della tua storia Fantasy. I personaggi e l’ambientazione sono interessanti e la conclusione della storia ti lascia la voglia di farti leggere il seguito.
      Bravo 🙂 !

      1. Daniele Parolisi Post author

        Grazie mille Andrea per la tua generosa recensione. Spero che riuscirai a seguire la serie senza mai annoiarti 😉

    2. Micol Fusca

      Ciao Daniele, anche a me questo primo episodio ha ricordato le atmosfere di God of war. Ho atteso paziente la fine della serie prima di iniziare a leggere, come sai il fantasy è il mio genere preferito. Sono curiosa di conoscere meglio il tuo cacciatore e la sua famiglia.

      1. Daniele Parolisi Post author

        Grazie Fusca e spero non ti deluda questo Fantasy e sono contento abbia suscitato anche a te le medesime atmosfere di God of war 🙂

    3. Massimiliano Orsi

      Un primo episodio decisamente interessante. Per un momento mi sono ritrovato nelle atmosfere di God of war. Scritto molto bene e ricco di particolari, si annusa la paura di Ivon all’ingresso della caverna.
      Complimenti davvero!

      1. Daniele Parolisi Post author

        Ti ringrazio tantissimo massimiliano per il tempo che hai dedicato al racconto e in effetti era l’atmosfera che speravo 😉

    4. Giuseppe Gallato

      Ciao Daniele, complimenti per questo inizio serie dalle tinte squisitamente fantasy (sarà uno Sword and sorcery?). Di questo primo episodio ho apprezzato molto i nomi dei personaggi – di cui alcuni forse di derivazione elfica -, l’esposizione chiara dei dialoghi, e il fatto che a piccole dosi introduci il carattere dei personaggi (“L’indifferenza. Non un sentimento traspirava da quei vecchi occhi, neppur un cenno di rabbia ne scalfiva il volto pieno di rughe. Nulla. Ivon chinò la testa divorato dalla vergogna.”)
      Ancora sinceri complimenti! Mi hai incuriosito parecchio, non vedo l’ora di leggere il seguito! 🙂

      1. Daniele Parolisi Post author

        Ti ringrazio tantissimo Giuseppe per la bella recensione e per il tempo che mi hai dedicato. Spero che la seconda parte possa incuriosirvi ancor di più 😉

    5. Eliseo Palumbo

      La serie inizia bene, mi piacciono le idee e il tuo modo di esporle, dai poche essenziali informazioni che lasciano un mondo aperto e da scoprire facendo viaggiare il lettore in supposizioni, tipo lo zolfo in bocca al lupo. Il padre sembra un tipico guerriero vichingo con i nesta solo la guerra, forse ha sempre fatto solo questo, testimone ne é la Ogrem, bel nome per una spada e curioso di conoscerne le origini.
      Sbrigati a postare il secondo episodio
      Grazie ahah

      1. Daniele Parolisi Post author

        Grazie della bella recensione e del tempo che mi hai dedicato. Alla prossima puntata 🙂

    6. Dario Pezzotti

      Ciao Daniele. Condivido le parole di Massimo, una bella introduzione per una serie di puro Fantasy. Guerrieri, maghe, creature demoniache, non manca niente! Trovo che il tuo stile sia maturato in questa prova, quindi non posso fare altro che attendere il prossimo episodio.?

    7. Daniele Parolisi Post author

      Un simile commento dato da un “regista” come te non può che spronarmi ancor di più nello scrivere. Grazie del tempo che hai donato a questo racconto. Alla prossima puntata 🙂

    8. Massimo Tivoli

      Una bella serie fantasy, nel senso più tradizionale del termine. L’incipit è buono. Si avverte il desiderio del figlio di compiacere il padre: Ivon è ancora acerbo nel suo mondo ordinario. Ma forse l’incontro con Belzeb (il nome evoca qualcosa di demoniaco) rappresenterà il superamento della prima soglia. Tutto dipenderà da quella scoccata. Curioso di seguire il seguito. Oltretutto c’è una madre maga. Che sicuro avrà il suo peso. A rileggerci al prossimo episodio 😉