Fiocchi di neve – Regina

Serie: Io ti sentirò

L’autunno incontrò il bianco e l’orfanotrofio cominciò a sapere di freddo.

Di tutte le foglie calde non rimanevano che gruzzoli contorti, morte al calar della stagione, e io passavo sempre più tempo tre quelle mura che giorno dopo giorno andavano svuotandosi. Era sempre più raro trovare il giardiniere e quelle poche volte in cui vedevo la sua giacca dalla finestra c’erano anche Dominik e Tomas.

Avevo imparato a conoscerli.

L’intrapendenza di Dominik mi aveva incuriosita e alla fine mi lasciai influenzare alle sue continue richieste, con molta fatica cominciai a considerare lui e Tomas come due fratelli. Di solito ci avventuravamo nel boschetto dietro l’orfanotrofio a caccia di scoiattoli, dove facevamo a gara a raggiungere la cime degli alberi per raccogliere le foglie più alte; talvolta avventurandoci verso il fiume fino e ci divertivamo a sorpassarlo per i pesci che ogni tanto passavano. Imparai molte cose con loro e facevo tesoro delle nostre giornate.

Un mattino, quando mi svegliai, l’incanto dei fiocchi di neve mi mozzò il fiato: in una sola notte la neve aveva portato con sé la magia della stagione più ostile. La linea che separava la vita dalla morte era proprio l’inverno, la vedevo come tetra e spesso mi chiedevo come fosse possibile che l’inverno potesse avere germogli di magia.

Nel bianco che la finestra rispecchiava notai un cappello saltellante e una giacca rossa che facevano segno verso di me – Ivanna! –.

Li riconobbi ancor prima di sentirmi chiamare.

Quella mattina tornammo nel boschetto e fingendoci due re e una regina ci dichiarammo guerra. Le corteccie intagliate dal tempo divennero il mio rifugio e dando ordini a sudditi invisibili pianificavo gli attacchi dei miei nemici; scelsi l’astuzia e con essa mi aggirai al loro punto debole come fa un predatore con la sua preda. Non fu difficile rendere Tomas mio prigioniero, mi era bastato raggirarlo senza farmi notare e colpirlo, invece la battaglia con Dominik si era fatta impossibile. Era furbo, e veloce. Riusciva a prevedere ogni mia mossa ma, per mia fortuna, Tomas si mise in mezzo e finalmente diventai la Regina incontrastata del boschetto.

– Devo farvi conoscere mio fratello un giorno –.

Dissi, raggomitolata fra le radici di un albero.

Tomas però mi guardò con una faccia strana – Tuo fratello? –.

– Karel –.

– Saremo lieti di incontrarlo, vero Tomas? –.

– Ehm… si –.

Raccontai loro di quando una lucertola senza coda si era intrufolata dalla finestra per appostarsi vicino l’ingresso in attesa di poter tornare dalla sua famiglia, la sorpresa di mio Karel nel trovarsela fra i piedi e le pagnotte di pane fredde che riportava.

Improvvisamente ricordai la promessa che mi aveva fatto la settimana prima: quel giorno sarebbe venuto a trovarmi. Mi chiesi come potessi essermene dimenticata e ripresi la strada dell’orfanotrofio.

– Oggi viene Karel a trovarmi, mi accompaagnate? –.

Tra le brezze gelide riconobbi la voce di Irena, oltre i cespugli dove le immense finestre che cercavano, invano, di trattenere la luce; era affacciata lì, avvolta da una coperta stracciata.

– Ivanna! Dannata ragazzina, vieni dentro o gelerai! –.

– Signora Irena è venuto Karel oggi? –.

La donna si portò le mani ai fianchi e sospirò – Avanti rientra –.

– Ivanna noi dobbiamo andare – esclamò Dominik – porterò i tuoi saluti a nostro padre –.

Prima di entrare qualcosa di piccolo e bianco scivolò sul mio naso, con sorpresa vidi il cielo chiudersi in migliaia di fiocchi di neve. Alzai i palmi delle mani e ne raccolsi uno chiedendomi come fosse possibile che ogni fiocco fosse diverso dall’altro.

Una volta rientrata Irena mi spintonò fino allo studio della direttrice chiudendomi dentro, ricordo a memoria ogni dettaglio di quel piccolo studio. Le cornici d’argento si infrangevano sulle sottili tende e la luce risucchiata dall’esterno, c’erano visi di donne e un bambino dai capelli poco in ordine che mi osservavano con una sorta di malizia insana. Un po’ mi facevano paura e quando Irena si allontanò evitai di guardare alla mia destra serrando le labbra: odiavo respirare quell’aria così chiusa.

Poi la porta si aprì.

– Irena mi ha detto che sei uscita presto –.

Serrai ancora di più le labbra aspettandomi le solite grida ma il suo volto schiarì.

– Sai mi fa piacere che tu abbia fatto amicizia con i figli di Daniel, qui non è rimasto quasi più nessuno –.

– Comunque non mi interessavano i marmocchi di qui –.

– Linguaggio Ivanna… ho una notizia per te e spero ti piacerà –.

Per un attimo accettai di respirare quell’aria infetta diventando irrequieta di fronte quella notizia, subito immaginai una bellissima casa con porte nuove e Karel che mi aspettava per colazione e tutti i pasti della giornata.

– Però, voglio che sia una sorpresa –.

– Ma io voglio sapere! –.

– Facciamo una promessa allora? Se tu domani farai la brava domani sera te lo dirò –.

Trovai ragionevole la sua promessa e incurante accettai contenta, la buona notizia non poteva che trattarsi di Karel. Ne ero certa.

Gli spicoli si perdevano in spirali contorte ma io non riuscivo a vederle. Presi la sua mano stringendola, la portai sulla guancia ignorando le lacrime che mi inondavano gli occhi in tempesta. Lo chiamai, ancora e ancora. Il ronzio di una mosca, la voce della solitudine e la paura dell’ignoto si impossessarono di me. Oltre quella casa non c’era nulla perché il mio mondo era quella casa, se è vero che ogni fiocco di neve è unico quella era la mia unica casa. Al di fuori della semplicità non conoscevo altro ma oltre il suo corpo non c’era altro.

Dormiva da troppo tempo e io avevo fame.

Lo chiamai, il suo nome venne risucchiato dagli spirali dei bordi della stanza. Piansi mentre un sapore salato mi bruciò le labbra, sapevo che il suo sonno era innaturale. Troppo distante dal mio calore e per ogni lacrima versata sentivo il buio.

Venne una seconda mosca, più insistente della prima, e per proteggere il suo sonno lasciai la sua mano e mi raggomitolai accanto al suo viso. I suoi capelli sapevano ancora di pioggia, di vento, di sole. Ancora per poco sapevano di lui ignara della linea della vita che ci aveva già separati.

La terza mosca non tardò e non fu l’ultima. Mentre le spirali si dilatavano strinsi il suo corpo più forte che potevo tremando, il buio era diventato l’ombra della realtà che voleva portarmi con sé.

– Ti prego non portarmi via da lui –.

Ma il buio non conosceva ragioni.

– Svegliati… –.

L’urlo squarciò il sogno e nemmeno l’abbraccio delle coperte riuscì a calmarmi.

Serie: Io ti sentirò
  • Episodio 1: Dove lasciai il mio cuore – Tramonto
  • Episodio 2: Frammenti d’autunno
  • Episodio 3: Fiocchi di neve – Regina
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