Bianco e nero

Serie: Nocturne

Fuori dalla finestra le nuvole giocavano a rincorrersi. Col mento poggiato sulle mani e i gomiti puntellati e ondeggianti di vaghezza, Arabella tinteggiava i propri occhi col colore del diluvio imminente. Tutto l’attirava più della lezione di matematica, e non perché la detestasse, al contrario: aveva già letto l’intero libro e studiato per i fatti propri.
     Il lamento strozzato della campana, superato in volume dalle urla di gioia dei compagni di classe, la guidò nei corridoi sino a vomitarla nella strada di fronte la scuola. Non pioveva. Puntò il cielo e attraverso gli occhiali scorse un granello d’azzurro.
     Qualcuno le si affiancò, «ehi, che fai?» chiunque fosse, prese fiato e continuò: «Lizbeth mi ha detto che non vai al cinema con loro, è vero?»
     «Sì,» massaggiò il polso e strinse la bretella della tracolla. «Ho giusto il tempo di un panino e poi ho pianoforte.»
     Il ragazzo spulciò le proprie conoscenze musicali: «Che artista suoni?»
     Un rombo nel cielo interruppe la discussione.
     «Farò tardi,» Arabella asciugò una goccia d’acqua dalle lenti e corse dentro, diretta all’aula di musica.

Con le dita indolenzite, traversò l’intera ala con le aule dei corsi pomeridiani e uscì da una delle porte sul retro. Infilò il piede in una pozzanghera e il gelo misto al fango le si inerpicò sino al ginocchio. «Cavolo!» lungo le scarpe e poi le calze, l’acqua le raggelò tutto il corpo. La pioggia le ticchettava sul capo, inzuppando i sottili capelli sino a renderli un intreccio di nodi bruni. Inseguì con lo sguardo la coda del bus voltare la curva e sparire dietro i palazzi.
     Intristita dalle disgrazie che la perseguitavano, si appollaiò sui gradini alle sue spalle, affondò la faccia nella tracolla e lasciò che il suono ovattato delle sue urla facesse tremare ogni angolo del cervello.
     Qualcun altro ficcò i piedi nella stessa pozzanghera nascosta dal buio. «Cazzo! Ma dai!» le lamentele furono accompagnate da altre imprecazioni mormorate.
     Arabella girò di poco il capo e incrociò due gemme di latteo cristallo puntate nella sua direzione: si domandò come fosse possibile che degli occhi brillassero di luce propria con tanto vigore.
     La figura avanzò: «Che fai lì? È tardi, dovresti essere a casa.»
     Dalla voce Arabella suppose che si trattasse di una donna. Pensò a un’inserviente che voleva lasciarsi alle spalle una pessima giornata. «Ho perso il bus,» mugugnò.
     «Non ne passano più?»
     «Tra un’ora.»
     La donna fece quel passò in più che le bastò a finire sotto un lampione. «Ti accompagno io, su,» disse. Le gocce pesanti rimbalzavano sull’ombrello di plastica traslucida che teneva sulla testa.
     «La ringrazio molto, ma posso aspettare,» e nel dirlo starnutì.
     Un risolino spezzò l’aria austera della giovane donna. «Ti ammalerai se resti qui. Vieni, su, ho parcheggiato dall’altro lato della strada.»

L’auto viaggiava a scatti, imbottigliata nel traffico. Arabella sedeva stretta sul sedile della piccola utilitaria, ben intenzionata a non curiosare oltre il volto della misteriosa salvatrice. Aveva già provato a sbirciarla ed era certa di averla indispettita in pochissime occhiate.
     «Cosa ti ha trattenuta a scuola così a lungo?» esordì la conducente, distogliendo per un istante gli occhi dalla strada. «Fate sempre così tardi per i corsi pomeridiani?»
     «No, di solito finiamo prima, anche se dopo oggi sarà finita per sempre.»
     «Mio dio, perché?» approfittò del semaforo per spiarla con rapidità. Stretta nella sua giacca kaki, dava proprio l’idea di una giovane che della pubertà aveva vissuto solo i lati negativi, con le unghie mangiucchiate dal nervosismo, nessuna cura per la pelle e tante altre piccole imperfezioni che altre adolescenti avrebbero detestato. «Allora? Cos’è successo? Il corso è finito?»
     «L’insegnante di piano è andato in pensione, oggi abbiamo fatto una piccola festicciola di addio.»
     L’altra ghignò, come se la cosa la divertisse. «Mi presento: sono Samira, la nuova insegnante di pianoforte.»
     «Sul serio?» Arabella drizzò il capo, perdendo interesse nel tappetino dell’auto e ritrovandolo in quel sorriso.
     «Serissima!»
     «Sei giovane…»
     «Non è una regola fissa che tutti gli insegnanti di piano debbano essere vecchi bacucchi!» protestò, col riso ancora sulle labbra carnose. Arabella l’osservò con più interesse, sapendo di poterselo permettere. Samira sfoggiava fiera i tratti mediorientali, con un trucco studiato a pennello per accentuarne la bellezza e le rotondità appena accennate del volto. I suoi capelli scuri e mossi servivano solo da sfondo a ciò che aveva già sorpreso Arabella: gli occhi diamantini.
     «Cosa pensi?» Samira ricambiò le attenzioni.
     Lei rinsavì: «Come mai proprio questa scuola fuori mano?»
     «Diciamo che ogni tanto fa bene stare lontani dalle grandi città,» ribatté senza nemmeno pensare, come se avesse la risposta già confezionata e pronta per essere servita. «Eccoci!» inchiodò di fronte al vialetto di Arabella.
     «Grazie mille,» farfugliò lei, stordita dalla frenata.
     «Ci vediamo mercoledì, giusto?»
     «Sì.»

Arabella aveva occhi solo per le dita di Samira, così agili e snelle sui tasti bianchi e neri da farle provare prima invidia e poi profonda ammirazione. Il modo in cui eseguiva le ballate di Chopin la scuoteva nel profondo, e quando Samira decise di offrire la propria variante dei Nocturnes, uno tra tutti in particolare, Arabella contenne per un soffio le lacrime. Ogni carezza sui tasti, ogni pressione del pedale e ogni movimento del capo faceva parte di un tutt’uno, un’entità completa che nella nuova insegnante vivevano di inequivocabile malinconia.
     «Scusate,» sussurrò, asciugando una lacrima sulla manica. «Succede sempre, sono molto legata a questo pezzo.»
     «Perché?» la voce usualmente tenue di Arabella si levò abbastanza di tono da incuriosire i pochi compagni di corso.
     Samira non rispose, tantomeno levò le mani dalla tastiera. «È un segreto.» Fece spazio sullo sgabello e fissò uno ad uno i suoi alunni: era solo una scusa, visto che aveva già deciso a chi di loro rivolgersi. «Qualcuno vuole provare a suonarla con me?»
     Arabella fece un passo avanti e si accomodò senza farsi pregare. La fissavano tutti, terrorizzati dall’improvviso coraggio che la mite secchiona ostentava col capo dritto e fiero. Presto, le due pianiste lasciarono che fosse la musica a parlare per loro.
     L’aula si riempì della melodia, delle note gravi che s’alternavano alle più alte, scandendo il tempo con armonia e precisione. Da un lato l’esecuzione meticolosa di Arabella, dall’altra la passione che Samira non riusciva a tenere per sé.
     «Molto bene, Arabella,» applaudì, riportando una ciocca castana dietro l’orecchio. «Hai un ottima tecnica, devo ammetterlo.»
     «Ha suonato meglio del vecchio!» eruppe un compagno, facendoli ridere tutti.
     Lei chinò il capo. «Non volevo vantarmi, mi dispiace.»
     «I tuoi compagni non sembrano infastiditi, solo sorpresi,» Samira ispezionò la mezza dozzina di giovani aspiranti pianisti. «Di solito è timida, vero?» fece loro l’occhiolino.
     «Io l’ho sentita parlare oggi per la prima volta!» ammise uno tra loro, rimettendo lo spartito nello zaino. «Lo giuro!» rincarò, difendendosi dalle occhiate affilate degli altri.
     «Che dire, ragazzi,» Samira sfiorò la tastiera del pianoforte, «venerdì avrete occasione di sentirla parlare di nuovo, no? Ci vediamo.»
     Presero in spalla zaini e tracolle e si avviarono all’uscita. Ferma sull’uscio, Arabella decise di curiosare un’ultima volta in direzione della nuova insegnante: sedeva immobile di fronte al piano, con la mano destra già pronta ad affrontare ancora quello stesso componimento di Chopin.

Serie: Nocturne
  • Episodio 1: Bianco e nero
  • Episodio 2: Come polvere
  • Episodio 3: Una barca di carta
  • Episodio 4: Un pianoforte nell’angolo
  • Episodio 5: Annegare
  • Episodio 6: Aspettando la morte
  • Episodio 7: Nocturne Op.9 : n.2
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    Commenti

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Grazie per avermi letto. 🙂
        Non so se hai partecipato ai Lab. In genere leggo quelle storie e a volte commento, se ho qualcosa da dire.

    1. Giuseppe Gallato

      Da pianista (non professionista) devo dire che questo episodio mi ha incuriosito parecchio. L’inizio è molto evocativo, con queste immagini aperte al paesaggio circostante che, in parte, descrivono lo status mentale della protagonista. Interessante anche il richiamo alla matematica, una materia – di certo non buttata lì a caso – che un’amante della musica classica come Arabella non può non amare. Per il resto… stile accattivante, ottima punteggiatura e narrazione fluida. Sinceri complimenti! Vado a leggere gli altri episodi. 🙂

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Grazie per le belle parole. 🙂
        Interessante il collegamento che hai fatto tra matematica e musica, io devo averlo fatto nel subconscio perché non l’avevo pianificato specificamente.
        Invidio troppo il fatto che suoni il piano, io al massimo posso ascoltarlo! (e amo farlo) 😀

    2. Gabriele Spina

      Ho iniziato a leggere le prime righe e mi hanno subito intrigato. Ci sono immagini molto delicate e atemporali, che mi hanno fatto pensare poi ad una lezione di piano ambientata nel fine ‘800. C’è un “romanticismo”, nell’accezione più alta del termine, inconfessato che tende a diluire l’immagine senza definire troppo i contorni, nonostante la minuzia descrittiva. Molto bello!

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Ciao!
        Grazie per l’apprezzamento! Suonerà un po’ strano, ma il complimento più bello è “minuzia descrittiva”. Ho lottato molto e con sudore per limare lo stile, rimuovere la voglia di riempire ogni cosa di informazioni inutili e forzose.
        Al prossimo episodio! 🙂

    3. Sara

      E’ un frammento bellissimo. Grazie alla tua scrittura le parole scivolano una dietro l’altra , c’e’ musicalita’ nelle descrizioni , si sentono gli sguardi furtivi tra una pausa e l’altra ci si guarda con imbarazzo e curiosita’ senza leggersi mai davvero. E’ una serie davvero carina , sono molto curiosa di leggere il seguito. Mi piace la tua scrittura e questa narrazione e’ insolita e appagante.

      1. Giovanni Attanasio Post author

        Ciao, grazie per avermi letto e grazie delle belle parole!
        La serie è tutta pronta e fremo dalla voglia di pubblicare gli altri episodi. 🙂 Spero ti piacciano anche quelli. Alla prossima! 😀